Essere disruptive:
un approccio virtuoso che ribalta l'intero modo di fare le cose.
Quando si usano termini inglesi senza tradurli c’è sempre sotto qualcosa, non è vero? Pensiamo a quando venne introdotta la compartecipazione alle spese sanitarie. Si trattava di ridurre il diritto alla salute gratuito e universale che aveva ispirato fino a quel momento il rapporto fra cittadini e Stato. Si introdusse allora un termine inglese: 'ticket' (che peraltro nessun inglese avrebbe mai usato). O pensiamo in tempi più vicini al Jobs Act che ha 'modificato' le garanzie per chi lavora.
Un termine aggressivo, spiazzante e disturbante.
Disruptive è utilizzato in inglese pur avendo un perfetto equivalente italiano perché pudicamente si esiterebbe a proporre o a vantare una soluzione ‘dirompente’. Questa valenza aggressiva, spiazzante, disturbante del termine è invece ben chiara agli anglosassoni per i quali è giusto che sia così. Se una tecnologia, una soluzione, un evento storico è davvero trasformativo allora oltre a costruire qualcosa di nuovo, distruggerà qualcosa di vecchio. Una tecnologia è disruptive come lo è una rivoluzione. Le rivoluzioni sono cruente. Studiamo la rivoluzione francese come alba della società moderna ma sappiamo bene quante vittime ha fatto.
Nell'uso comune disruptive è diventato un sinonimo o superlativo di ‘innovativo’. Il termine è stato emasculato. Direste forse della rivoluzione francese o russa che è stata ‘innovativa’? L’avvento del web è stato ‘innovativo’? Niente affatto: è stato distruttivo: ha messo fuori gioco interi settori dell’economia, eliminato mansioni e intere aziende che si basavano sulla intermediazione e sulle asimmetrie informative.
Iniziare un percorso che rilegge il contesto.
Quasi mai il cliente chiede qualcosa di ‘disruptive’. Del resto ben di rado il fornitore, almeno italiano, propone una soluzione ‘distruggente’. Invece la forza di questo termine non andrebbe velata. Bisogna osare.
In realtà non è necessario porsi l’obiettivo di essere ‘distruttivi’. Ci è accaduto di realizzare per alcuni clienti delle soluzioni che hanno avuto una valenza ‘disruptive’. Di rado però questi progetti sono nati con questo obiettivo. Semplicemente si è iniziato con il cliente un percorso che ha riletto l’intero modo di lavorare dell’azienda senza preconcetti, partendo per così dire da un foglio bianco. Questo percorso a volte ha permesso di creare un mondo nuovo e quindi distruggere parte di quello vecchio. Se vuoi innovare davvero, devi essere disruptive.